E adesso

Vedo sorgere il sole all’orizzonte
un flebile sorriso, quasi accennato,
ricama con fili dorati vane illusioni.

Sento echeggiare una dolce melodia
che incanta il chiarore del nuovo giorno.
Danzano le note sulle fibre della speranza.

Di colpo, il tramonto cattura i colori e,
il silenzio della sera s’adagia sulla soglia
delle ombre che, scalze, s’accostano al buio.

S’involano i sogni verso il cielo stellato,
volteggiano, spariscono come rondini migranti.
E adesso, scendono giù, solo gocce di rugiada.

Elvira Nania

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I Pupi Siciliani

I Pupi Siciliani rappresentano una caratteristica e singolare espressione teatrale che non ha uguali nel mondo. Patrimonio Immateriale – L’Opera dei Pupi, l’Arte di Animare le Cose.

I Pupi Siciliani si collocano nella categorie del teatro epico popolare, per la loro esclusiva struttura stilistica e figurativa, per la rappresentazione, in maniera sublime, del loro spirito epico, eroico e cavalleresco nonché di tutta la serie di valori morali, quali il coraggio, la lealtà, l’amicizia, l’amore ed altri ancora, tipici della cultura siciliana.

Pupi (dal latino pupus, i, in siciliano “bambini”) sono delle caratteristiche marionette del teatro epico popolare che, venuto probabilmente dalla Spagna di Don Chisciotte, operò a Napoli e a Roma, ma sopratutto, dalla prima metà dell’Ottocento, in Sicilia, dove ha raggiunto il suo massimo sviluppo.

Protagonisti di questo tipo di teatro, l’Opera dei Pupi (Òpra dî Pupi in siciliano) sono Carlo Magno e i suoi paladini. Le gesta di questi personaggi sono trattate attraverso la rielaborazione del materiale contenuto nei romanzi e nei poemi del ciclo carolingio.

L’opera è tipica della tradizione siciliana dei cuntastori (“cantastorie” in italiano).

Riccamente decorati e cesellati, con una struttura in legno, i Pupi avevano delle vere e proprie corazze e variavano nei movimenti a seconda della scuola di appartenenza in palermitani, catanesi o siracusani.

La differenza più evidente stava nelle articolazioni: leggeri e snodabili i primi (comunque difficili da manovrare), più pesanti e con gli arti fissi i secondi (ma più semplici da manovrare).

Il Puparo, curava lo spettacolo, le sceneggiature, i pupi, e con un timbro di voce particolare riusciva a dare suggestioni, ardore e pathos alle scene epiche rappresentate. I pupari, pur essendo molto spesso analfabeti, conoscevano a memoria opere come la Chanson de Roland, la Gerusalemme liberata e l’Orlando furioso.

Per secoli i Pupi Siciliani, abilmente animati da generazioni di pupari, hanno costituito una particolare fonte di istruzione ed una occasione di svago e di divertimento per diverse classi sociali. In un primo momento, la loro opera fu apprezzata solo dalle classi più umili, in seguito, anche da quelle appartenenti all’alta borghesia, poiché da semplice tecnica divenne oggetto di uno studio professionale, sapientissimo, che portò alla perfezione gestuale ed interpretativa dei pupari.

Un’altra peculiarità dei Pupi Siciliani é data dal fatto che ciascuno di essi é un’opera d’arte unica, una scultura di legno, metallo e stoffa, mossa da due aste metalliche, una sulla testa e l’altra nella mano destra, e, da alcuni fili generalmente di spago, differenziandosi ancora di più dalle tradizionali marionette (molto più piccole e mosse solo da due fili).

Ogni pupo rappresentava tipicamente un preciso paladino, caratterizzato per la corazza ed il mantello e gli spettatori usavano parteggiare per uno o per l’altro.

Le figure più amate, Orlando, Rinaldo, Carlo Magno e la bella Angelica.

Orlando e Angelica

Oltre ai pupari ancora attivi nell’Isola, vi sono anche dei Musei che custodiscono l’antica tradizione dell’Opera: fra essi il grande Museo della Marionette di Palermo (MiMa), il Museo dei Pupi Siciliani di Caltagirone e il museo dell’Opera dei Pupi di Sortino. In molti di questo musei vengono organizzate delle brevi e semplici rappresentazioni, per un primo approccio con questa particolare forma teatrale.

Lo straordinario spessore culturale dell’Opera dei Pupi ha fatto sì che nel 2001 essa fosse inserita nelle WHL dell’UNESCO, riconosciuta nella sua singolare e tradizionale forma di arte viene accostata ad altre espressioni artistiche di tutto il mondo, tutte caratterizzate da forti peculiarità.

Elvira Nania

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Festa della Donna

L’8 Marzo non è una festa, ma una ricorrenza. Riporta il ricordo di un triste episodio.
Più che festeggiare, bisogna meditare sulle ingiustizie subite dalla Donna durante il corso dei secoli.
Ogni anno questa giornata ci ripropone un segno indelebile di quanto è accaduto l’8 marzo 1908 -
quando a New York, Mr. Johnson, proprietario della fabbrica tessile Cotton, per far cessare le proteste
di alcune operaie che si erano ribellate alle costrizioni di lavoro devastanti cui erano sottoposte, con crudeltà, serrò le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire ed appiccò il fuoco allo stabilimento. Morirono ben 129 donne tra cui anche delle italiane. Furono arse vive.
Uccise, solo perché rivendicarono i loro diritti umani, perché cercarono di migliorare la loro condizione di vita.
Per coloro che soccorsero e videro i corpi arsi dalle fiamme, furono scene strazianti.
Quei poveri corpi furono coperti da rami di mimose, raccolti dagli alberi limitrofi, come segno di affetto o di omaggio, quasi un atto di Preghiera.

L’elemento mimosa che in quel triste episodio, avvolse la morte, divenne il simbolo della vita, della rinascita della Donna e della sua emancipazione, della soppressione delle diversità sociali, economiche e giuridiche che per secoli avevano posto la Donna in uno stato di subordinazione.

La spinta più forte all’emancipazione della Donna venne comunque nel periodo della rivoluzione industriale, in quanto, con il suo inserimento nel processo produttivo, venne sottratta almeno parzialmente, dall’ambito strettamente familiare e fu spinta ad acquisire autonomia, indipendenza
ed una crescente consapevolezza dei propri diritti.

In Italia, nel 1919 venne emanata una legge cha sanciva una parziale eguaglianza giuridica con l’uomo nel campo del diritto privato; ma occorrerà giungere fino al 1946 perché si possa assistere alla partecipazione diretta delle donne ad un’elezione amministrativa e alla definitiva conquista del diritto di voto.

Il punto più alto del processo di emancipazione femminile venne tuttavia giuridicamente formalizzato dal testo della Carta Costituzionale del 1848, ove si riconosce alla Donna “pari dignità sociale ed uguaglianza davanti alla legge (art.3).

Ai giorni nostri, la festa della Donna è un evento molto atteso, ma a mio parere:
* Non bisogna esagerare con le manifestazioni di protesta.
* Sì, ai Convegni che nei loro discorsi ricostruiscono la storia della Donna al fine di favorirne la conoscenza e preservarne la memoria.
* Sì, alla valorizzazione della figura femminile per le sue benefiche e molteplici valenze: familiari, economiche, sociali, politiche, giuridiche.
* Sì, alle considerazioni delle problematiche attuali.
* No, ai party femminili, alle trasgressioni, agli spogliarelli: degradano sia la morale sia la dignità femminile.

L’8 marzo assunse col tempo un’importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il riscatto della propria dignità.

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Orgoglio

Piuttosto …
Lascerò il mio cuore
scolpito in un sasso
tra il freddo e la neve
lascerò le sue impronte,
disilluse.

Elvira Nania

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Briciole di gioia

Poche briciole di gioia
scivolano tra verdi scorci,
sortite da acerbi pensieri.

Gocce di fredda rugiada
tra il vento e la nebbia
enfatizzano ogni vana speranza.

Errante, un granello di sabbia
confonde le gelide note
di un canto nostalgico.

Tacita l’aria, sopita, s’attarda.
L’alba si perde tra le vie del tramonto
e nelle ombre dell’oblio lentamente s’adagia.

Elvira Nania

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Volere è Potere. . .

“Volere è Potere”. Questa espressione di senso compiuto vale solo per chi sa “davvero” quello che vuole.
Elvira

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Aforisma

Le migliori battaglie di successo
sono quelle vinte con se stesso!
Elvira

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